con
alessandro calabrese e luca salata

una produzione 369gradi e armunia
si ringrazia il carro di jan

la verissima storia della giraffa che nel 1824 viaggiò per due anni dal sudan a parigi
passando altresì da alessandria d’egitto il mediterraneo e marseille

regia carlo rossi
drammaturgia roberto abbiati e francesco niccolini

luci e direzione tecnica del silvio martini
scelte musicali fabio besana
scenografie costruire nel laboratorio scenotecnico di armunia
tensostruttura fornita da CSC milano
traduzione francese sara rossi


   
 

al ritmo dei perditempo

Ho un compito.
Devo riportare la giraffa a casa sua. Devo trovarla e poi fare questo viaggio all’icontrario.
Sono in viaggio amici, ormai sono in viaggio, ecco bene bene dove si va non è ancora chiaro, non sappiamo, io e gli altri due, neanche bene cosa stiamo raccontando, ma comunque raccontiamo. Raccontiamo storie.
Ci sarà da qualche parte qualcuno che ci aiuti a far ordine nella nostra tenda, nella nostra casa, nella nostra testa.
Sotto una tenda di 6 metri per 8 con un piccolo pubblico di 80 spettatori si racconta la vicenda della prima giraffa di Francia e di un povero diavolo che a distanza di anni la vuole riportare a casa.

«eccomi signori son qui per mostrarvi una vera rarità.
è una Girafa Camelopardalis,
un po’ sciupata a dire il vero ma unica e specialissima.
ma intanto vogliate ascoltare le storia la mia la sua e le altre»

la storia
Lo spettacolo racconta una sorprendente avventura che ha per riferimenti storici e geografici Napoleone e la Restaurazione, la nascita dell’egittologia e i difficili equilibri politici del Mediterraneo orientale, tra Grecia, Albania, Turchia e nord Africa. Protagonisti della storia il pascià d’Egitto, Memet, e il suo consigliere privato, Bernardino Drovetti, piemontese, ex soldato napoleonico e console francese al Cairo.
Coinvolti in una brutta vicenda diplomatica, i due escogitano un sorprendente regalo ‘riparatore’ per Carlo X, re della Francia restaurata post rivoluzionaria e post napoleonica, una giraffa, regalo di immenso valore, simbolico e scientifico: in Europa, prima di re Carlo, soltanto Giulio Cesare nell’antichità e i Medici nel Rinascimento ne avevano posseduta una. E cosa meglio di una giraffa per assecondare il nascente gusto esotico e meraviglioso dell’Europa dei salotti e dei primi reportages scientifici e archeologici?
Inizia così, nel 1824, la rocambolesca avventura di Bernardino Drovetti e dei suoi aiutanti, Hassan e Atir, che catturano in Sudan il prezioso animale neonato (ma già alto quasi un metro e mezzo) e poi lo trasportano fino a Parigi con un viaggio degno di Giulio Verne: prima legata su di un cammello, poi lungo il Nilo su una feluca; quindi, ad Alessandria d’Egitto, la imbarcano su di un piroscafo italiano, sul quale sono costretti a inventarsi un apposito ricovero (con tanto di buco sul pontile…) per la giraffa che, nel frattempo, ha superato i tre metri di altezza.
Il viaggio prosegue nel Mediterraneo sulla nave che porterà l’originale convoglio fino a Marsiglia, dove la giraffa (Zarafa, come la chiamano in Egitto) comincerà a diventare una celebrità assoluta: passato l’inverno sotto la protezione del Prefetto della città, a fine primavera la giraffa, al guinzaglio, al ritmo di venti chilometri al giorno, viene condotta fino a Parigi. Ogni giorno una tappa e ogni tappa un arrivo trionfale: le città della Francia si contendono l’evento, fino al tripudio parigino del Jardin des Plantes e l’incontro con sua maestà in persona. È il 1827, sono passati tre anni da quando tutto era iniziato, e in Francia, ormai, siamo in piena “moda della Giraffa”

lo spettacolo
Il nipote di Bernardino e la sua improbabile truppa, in tutto e per tutto simile a quella della spedizione del 1824, stanno riportando Zarafa in Africa: se ne sono impossessati non si sa come e, come se fosse la cosa più normale del mondo, hanno deciso di riportare l’animale da dove è venuto. Hanno l’aria molto dimessa di un piccolo circolo sgualcito che sfrutta l’occasione per raccontare le avventure della giraffa e per tirar su qualche spicciolo, forse per il viaggio, più probabilmente per campare. È un piccolo circo senza grandi numeri, ma ricco di nostalgie: di casa, dell’Africa, della biblioteca di Alessandria d’egitto e soprattutto di poesia. Poeti africani, europei, versi sul Mediterraneo, sul viaggio e molto altro finiscono per diventare il vero tessuto emotivo di questo spettacolo che oscilla sempre fra la risata e il sorriso, la meraviglia e l’invenzione. Pavese, Rimbaud, Ungaretti, Brauquier, Caproni, Orsenna e molti altri autori e poeti entrano in questo caravanserraglio ambulante, che – anche grazie agli oggetti immaginari di Roberto Abbiati e la sua verve da rockstar – per poco meno di un’ora incanta e diverte.

i temi
L’Africa e il Mediterraneo, Alessandria e Marsiglia sono i grandi protagonisti dello spettacolo, che si dipana come avventura interetnica ante litteram, ottocentesca, con tutte le difficoltà del caso, grazie soprattutto ai traffici di un italiano che diventa console francese in Egitto e si arricchisce vendendo ai Parigini mummie e reperti archeologici; ed il pascià d’Egitto, albanese d’origini, che commercia in schiavi, armi e… giraffe; cacciatori d’animali, viaggiatori, scienziati e poeti completano il quadro…

Molte le linee di lettura possibili e i conseguenti approfondimenti:
- la geografia d’Africa: il Nilo, dalle sorgenti alla foce, via Sudan ed Egitto
- la storia di un mammifero anomalo e speciale come le giraffe
- la vita in Africa: miti, verità e leggende
- la storia di Alessandria d’Egitto e della sua biblioteca
- le rotte del Mediterraneo e il valore del mare nel sistema afro-europeo
- la poesia e la musica
- la storia d’Europa da Napoleone a Carlo X
- la Francia, la scienza, l’egittologia e i cabinet de curiosités

bibliografia
M.Allin, Zarafa, Garzanti
F.Braudel, Mediterraneo, Garzanti
L.Brauquier, Des Iles lointaines, La Table ronde
J.C.Derey, Toubab or not Toubab, Einaudi
L.Gaudé, La morte di re Tsengor, Adelphi
J.C.Izzo, Casino Totale, E/O.
J.C.Izzo, Chourmo, E/O.

scheda tecnica
Durata spettacolo: 55 minuti.
La compagnia è autonoma per luci e fonica.
Lo spettacolo si svolge sotto una piccola tenda di mt. 6x8x5 (struttura a norma e ignifuguta).
Montaggio - durata 7 ore - uno spazio coperto di mt. 12 x 10 alto almeno 5 mt.
1 giorno di premenotaggio con disponibilità dello spazio a partire dalle ore 15
due aiuti per scarico materiale (un'ora) e montaggio struttura (due ore)
carico elettrico 10 Kw trifasi + neutro + terra, presa 32 A.
Smontaggio - durata 5 ore - due aiuti per smontaggio struttura (due ore) e carico materiale (un'ora) alla fine dello smontaggio.